Amazon non è l'unico problema

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Il futuro del retail: superare la gestione “a vista” per competere sul mercato

La crisi del commercio di vicinato viene spesso imputata esclusivamente all’avanzata dei grandi player dell’e-commerce, ma l’analisi dei dati rivela uno scenario strutturale ben diverso. Uno studio condotto da Confcommercio, in collaborazione con il Centro Studi Tagliacarne, evidenzia che le vere criticità del retail tradizionale risiedono prevalentemente all’interno delle aziende stesse.

I fattori che frenano lo sviluppo e la competitività dei negozi fisici si concentrano su tre ostacoli principali:

  • Resistenza al cambiamento: La frammentazione del tessuto commerciale in microimprese genera debolezza finanziaria e consolida un approccio conservativo, precludendo l’innovazione dei format.
  • Ritardo digitale: L’assenza di strumenti operativi di base, come i sistemi CRM per la gestione dei clienti o il posizionamento sui motori di ricerca, rende le attività invisibili ai consumatori abituati a pianificare gli acquisti online.
  • Assenza di visione manageriale: Molte attività continuano a operare senza un controllo di gestione formale, affidandosi all’istinto anziché misurare parametri vitali come il Margine di Contribuzione e il Break Even Point (BEP).

Per invertire questa rotta e garantire la sostenibilità economica di un punto vendita, è indispensabile abbandonare la gestione empirica e adottare un cruscotto di controllo basato su KPI precisi. Affidarsi ai numeri è l’unico modo per trasformare un negozio tradizionale in un’impresa in grado di scalare e adattarsi alle moderne sfide del mercato.

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